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Supa Nova
Supa Nova apparve nel 1988 come parte di una piccola ma robusta libreria per Dragon 32/64, un curioso compagno britannico di ZX Spectrum e Amstrad. Il gioco si proponeva come un vivace arcade spaziale in cui velocità e precisione contavano più della narrazione. Sprite al neon sfrecciavano su uno sfondo punteggiato di stelle e una sottile parallasse dava un'impressione di profondità nonostante i limiti della macchina. Gli sviluppatori si affidarono a routine rigorose e a un ingegnoso mascheramento per memorizzare nemici, lune e tunnel di curvatura.
Il gameplay si concentra sul pilotare un caccia solitario attraverso vuoti alieni, distruggendo ostacoli e raccogliendo potenziamenti che dipendono dal tempismo. La nave accelera con un peso soddisfacente e le armi si alternano tra banchi di energia e missili che richiedono una mira accurata. I livelli si svolgono come una sequenza di stretti corridoi e distese aperte, ognuno dei quali culmina in un'orbita boss. Le ricompense per il punteggio concatenano combo, mentre gli indicatori di carburante e scudo richiedono una mano ferma; Un passo falso porta a una rapida discesa nel pericolo.
Graficamente, Supa Nova privilegia colori saturi e animazioni nitide e veloci. La palette di colori del Dragon era limitata, eppure programmatori dedicati ne hanno spremuto sprazzi di vita con ingegnosi trucchi e sprite multiplexing. Il sound design si basa su impulsi e bip vivaci, dando la sensazione di una stazione spaziale in fermento piuttosto che di una cabina di pilotaggio isolata. Il frame rate è sostenuto per gli standard dei computer domestici di fine anni '80, sebbene occasionali sfarfallii tradiscano l'età dell'hardware, e i fan ricordano gli sbalzi di ritmo come un ritmo distintivo.
L'accoglienza all'epoca considerò Supa Nova un'entrata solida, se non abbagliante, in un mercato affollato. I recensori ne elogiarono il ritmo e il feedback tattile dei controlli precisi, pur notando occasionali picchi di difficoltà e occasionali inserimenti di grafica di sfondo. Rispetto ai concorrenti su macchine più potenti, la versione Dragon impressionò per la sua raffinatezza che sembrava quasi troppo ambiziosa per il formato. Si guadagnò un piccolo ma fedele seguito tra gli appassionati di giochi retrò che apprezzavano le prestazioni compatte e l'autenticità arcade.
Il gioco sopravvive principalmente negli archivi e nell'emulazione, a testimonianza della tenace devozione della scena Dragon 32/64. Supa Nova è ricordato per aver dimostrato come una piccola piattaforma potesse offrire l'intensità arcade con un'ingegnosa progettazione piuttosto che con la potenza bruta. I collezionisti apprezzano cartucce intatte e manuali intatti, mentre gli storici lo considerano un'istantanea della fame di avventure spaziali della Gran Bretagna del 1988. Per molti, rimane un vivido e scintillante ricordo della cultura videoludica di fine anni Ottanta e dell'ingegnosità dei computer domestici. Il suo splendore aleggia negli archivi.